Un’estate senza TL #1  


Un’estate senza Terre e Libertà raccontata dai nostri volontari

Pravimo krug!! Pravimo krug!! Il grido risuona ogni mattina nel piazzale della scuola, prima del ban che da il via alle danze. Pravimo krug, ovvero “facciamo un cerchio”. Per scambiarci tutti i sorrisi e iniziare a giocare.Scrivere un pensiero sulla mia esperienza con TL e su un’estate senza campi non è affatto facile. Mille episodi e ricordi mi vengono in mente su quelle 5 estati passate in Bosnia. Le visite a Srebrenica e Sarajevo che, per motivi diversi, ti rimangono impresse nel cuore. Le amicizie createsi con le persone che hanno condiviso con me questa esperienza. L’entusiasmo di Nusreta, una bambina di un paesino vicino a Sapna dove nel 2008 ancora non c’erano le case in mattoni, che al nostro arrivo sembrava essere la bambina più felice del mondo. L’esperienza con Football no Limits e la grandinata storica. E tante tante altre storie.Ma se devo scegliere un’immagine simbolo dei campi di TL è sicuramente il pravimo krug, il cerchio, gridato a squarciagola fino a perdere la voce. Uno sguardo ai bambini di fronte a te, le squadre, rossi gialli verdi e blu, e la gioia di giocare e divertirsi. Un’estate senza campi è un’estate senza krug. Ma sono certo che l’anno prossimo saremo pronti a riprendere i cerchi e a gridare più forte che mai: PRAVIMO KRUG!!
Paolo Zanini

Sono passati 12 anni dall’ultimo campo fatto con TL, nel frattempo tante cose nella mia vita sono cambiate: la professione, la famiglia, la casa… ma il ricordo di quelle esperienze mi ha sempre accompagnato ed è diventato parte del mio modo di vedere il mondo, di approcciarmi agli altri, di misurarmi con i miei limiti e di superare i miei pregiudizi. Quello di T&L è uno zaino che, una volta messo in spalla, non ti levi più ma, il suo peso è lieve, il suo profumo è speziato, il suo contenuto è prezioso.Oggi più che mai, da donna, da madre e da insegnante, se dovessi dare un “solo” consiglio alle giovani generazioni non sarebbe “studia”, “impegnati” ma “PARTI”: è solo vivendo certe emozioni che poi anche la parola studio, impegno, felicità assumono un contorno più definito e meno sfumato e solo allora viene la voglia di fare e soprattutto di cambiare!

A nuovi viaggi! Con affetto.

Silvia Zago

Terre e Libertà: quando in due parole sta non soltanto il nome di un progetto, ma una moltitudine di esperienze, situazioni, persone, sapori, odori, approcci e modi di vivere che hanno dato forma al mio essere. In questa estate di pausa mi stringo forte ai ricordi: la prima formazione, il primo viaggio, il primo campo da responsabile, i bans in cerchio ovunque e comunque,  i giochi negli stessi prati in cui la sera si guardavano le stelle cadenti, il tentativo di comprendere lingue e tradizioni diverse, le strette di mano iniziali e gli abbracci  finali, ma soprattutto le storie. Il lascito più prezioso di ogni estate tiellina sono sempre state le storie delle persone che ho conosciuto o re-incontrato. Ogni storia è un volto, un nome, un punto di vista, un’emozione. Ho imparato ad ascoltare le storie dette e quelle non dette, a portarle con me sospendendo il giudizio ed è così che TL è cresciuta con me e io con lei. Oggi TL per me non è solo un viaggio in senso geografico ma  un viaggio nell’alterità delle relazioni che ho scelto e continuo a scegliere;  un viaggio di sola andata che mi fa sentire viva, che oggi è il mio sguardo sul mondo. Nonostante questa pausa forzata quindi… il viaggio continua!

Sara Facciani

Da 3 anni a questa parte, nella mia estate c’è sempre stato un pezzettino occupato da TL. Incredibilmente quel pezzettino si rivela sempre più essere una parte di me che non pensavo mi mancasse così tanto. Per compensare l’assenza di terre e libertà, ho deciso di cercare un luogo dove i fiumi e i laghi avessero lo stesso colore dei corsi d’acqua verdi e azzurri della Bosnia, e di prendermi un sacco di lunghi caffè con chiunque, facendo mia l’usanza balcanica del “perdere tempo per dare valore al tempo”. Di tutte le belle cose che ho avuto la fortuna di conoscere e vivere grazie a TL, credo che il regalo più grande che l’esperienza con terre e libertà mi restituisce costantemente è il valore del tempo. Tempo per fare incontri sorprendenti, tempo per scoprire posti impensabili ma bellissimi, tempo per conoscere culture, per farmi e fare domande, e per provare a capire le rispostetempo per giocare, perchè il gioco è davvero “una cosa seria”, tempo da dedicarsi. Auguro a tutti noi il desiderio impaziente di recuperare questo pezzettino di tempo insieme.

Francesca Milan

Per anni mi sono chiesta quale fosse casa mia. O meglio, che cosa fosse casa mia. Insomma, risparmiandovi anni e anni di ragionamenti, la conclusione a cui sono arrivata, e ammetto che non ci voleva un genio, è che ci sono case che sono edifici fisici, case che sono interi Paesi, case che sono persone, oggetti o emozioni. Ci sono case al di fuori di te stesso e case dentro di te. Ogni tanto torni a casa, ogni tanto chiudi la porta e la lasci alle tue spalle. 
Oggi passo in treno dalla stazione di Brescia e penso che a quest’ora tanti nuovi tiellini si starebbero preparando, tra ansia e eccitazione, a bussare a nuove case e ad affacciarsi ad altri balconi. C’è chi inizierebbe ad apprezzare la leggerissima cucina balcanica, chi si starebbe chiedendo perché nessuno gli ha mai detto che in Albania fa così caldo, e chi, invece, farebbe piangere un bambino mozambicano, che spaventato chiederebbe al fratello, perché quelli sono tutti bianchi? 
Nonostante oggi non succederanno tutte queste cose, ma ne succedono molte altre, passare in treno dalla stazione di Brescia senza essere scendere dal treno, significa augurarsi e augurare con tutto il cuore di poter tornare presto in molte altre case sparse per l’Italia e per il mondo, insieme alle tante persone che negli anni sono diventate loro stesse la mia casa. 
Attenzione però, il fatto che non ci siano campi quest’anno non vuol dire che la porta di casa di TL sia chiusa, al contrario. In questo momento mi immagino TL come un rapidissimo e fluido movimento di particelle che si incontrano, si fondono, si separano, si scambiano un saluto, si pensano, aspaziali e atemporali. Sempre, in ogni luogo e in ogni momento, infiniti pezzetti di TL viaggiano a velocità elevatissime, scambiandosi di posto e facendo sentire vicine persone e luoghi lontani.
E allora oggi questo enorme flusso di persone, emozioni, luoghi e azioni è casa mia ed è con me ogni istante
.

Francesca Palmieri

Quale souvenir portarsi a casa dal Mozambico?!?Il disegno di Bento da Inhassoro, rigorosamente da incorniciare ed esporre in soggiorno…

❤
Tommaso Abbiati

Il cerchio, a roda.
Il primo giorno ci sono solo i bambini della scuola della missione: venti, o forse trenta. Facciamo giochi semplici, con la palla. Ci studiamo a vicenda.Tra noi volontari dell’equipe ci siamo organizzati, la sera prima, in quella che sarà la nostra abitazione per un paio di settimane: a lume di candela. Non per romanticismo, ma per necessità: alle 20 spaccate Don Carlo spegne il generatore e augura la buonanotte. Chi vuol rimanere in piedi, si attrezzi per tempo.Il sole sorge veloce e tramonta ancora più in fretta, da queste parti.I bambini corrono rapidi sulla terra rossa sottile che invade tutto: i campi, le strade sterrate, le soglie delle case, i risvolti dei pantaloni, la nostra pelle bianca che ci accaparra gli sguardi curiosi e increduli di chiunque incontriamo.I bambini corrono rapidi sulla terra rossa sottile: scalzi, o con le ciabatte – spesso infintamente più grandi dei loro piedi, oppure rotte, oppure rappezzate, oppure una sola -, lasciando impronte appaiate a quelle più piccole di fratellini e sorelline che rimangono appiccicati per tutto il tempo, anche solo per farsi dire a cosa si gioca nel dialetto di casa, che il portoghese lo si impara solo con la scuola.Ogni giorno arrivano sempre un po’ di bambini in più. Il passaparola corre veloce, invisibile in questo apparente niente fatto di sterpaglia, baobab e orizzonti troppo grandi per farci abituare i miei occhi cittadini.A noi non tornano mai i conti delle staffette. Siamo sette: uno per squadra. Uno di noi ogni cinque bambini. No, ogni sette, poi ogni dieci, ogni quindici, ogni venti,… Gli ultimi giorni elaboriamo una strategia: nel cerchio di benvenuto (enorme, sconfinato), mentre cantiamo e facciamo i ban, uno di noi ha il compito di contare i bambini! E ci organizziamo al volo per fare le squadre e arginare l’incombente caos. I bambini corrono rapidi sulla terra rossa sottile: ci corrono incontro, ci corrono in braccio, indossano i nostri occhiali, si infilano i nostri elastici per i capelli. Tutta quella terra rossa riempie uno spazio senza distanza. Dalla diffidenza distaccata dei primi giorni, all’invasione affettuosa e totale degli abbracci.Come si fa a imparare la misura?Qual è il mio posto? Un posto assegnato, o un posto scelto?Intanto stiamo nel cerchio, insieme.  Estamos na rodaEu sou Paula, pirinca, pitonca, pitanca, brinca!Laranja, limão…

Laura C.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *