CHI SIAMO


IPSIA
, Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI, nata nel 1984 è l’ ONG (Organizzazione Non Governativa) delle ACLI ed è attualmente composta da 17 sedi locali in Italia e 3 sedi locali all’estero (Kosovo, Brasile e Argentina).
Dal 2005 IPSIA ha scelto di identificarsi come Associazione di promozione di Cooperazione Comunitaria allo Sviluppo per sottolineare l’identità associativa, per porre l’accento sulla promozione di relazioni, di co-operazione e di cambiamento e non sulla semplice realizzazione di progetti e per collocarsi all’interno del panorama della società civile italiana e internazionale.

 

Il volontariato per IPSIA
Cosa facciamo
Qualche accenno di storia
Le attività 2008

 

 

 

 

 

 

 

Il volontariato per IPSIA

IPSIA ha come mission il promuovere processi di co-operazione comunitaria internazionale per lo sviluppo.
Per co-operazione comunitaria si intende una cooperazione che sia co-operazione, che abbia come base le diverse comunità locali e cerchi di metterle in rete.
Perché la cooperazione sia realmente co-operazione comunitaria serve che l’organismo che la promuove sia radicato nelle comunità locali italiane, sia radicato nelle comunità locali degli altri posti del mondo dove intende operare, abbia la consapevolezza di avere un ruolo di mediazione, facilitazione, stimolo del processo di scambio tra comunità locali.
Per IPSIA essere radicati nelle comunità locali italiane significa essere soggetti presenti e attivi nel proprio territorio locale, inseriti nella rete della società civile italiana, in dialogo con le amministrazioni locali e con i diversi altri attori presenti sul territorio.
Per IPSIA essere radicati nelle comunità locali degli altri luoghi dove si intende operare significa costruire presenze durature (non semplicemente legate alla durata del progetto o del finanziamento), costruire partnership e relazioni solide e mature con le realtà della società civile dei luoghi dove si intende operare, in dialogo con le amministrazioni locali dei luoghi dove si intende operare.
Per poter svolgere in modo adeguato il proprio ruolo è necessario che il soggetto che promuove processi di cooperazione allo sviluppo abbia chiare alcune consapevolezze e in particolare che la cooperazione è solo uno degli strumenti per il cambiamento e che da sola non potrà portare a nessun risultato significativo, che è necessario modificare in primo luogo gli stili di vita ed i modelli di produzione e consumo della nostra società, che i processi di cambiamento sono necessariamente lenti e richiedono tempo, pazienza, creatività, energie e competenze, che è essenziale tenere alto il livello politico del proprio agire, che uno dei primi bisogni con cui ci si trova a confrontarsi nei processi di cooperazione è il bisogno di riconoscimento di ognuno dei soggetti coinvolti, che l’orizzonte nel quale ci si muove è quello di una cooperazione che contribuisca a costruire un terreno fertile per una cooperazione politica che si sforzi di mettersi alla pari di fronte ai problemi che attraversano il nostro tempo.



 

 

 

 

 

 

 

Cosa facciamo

Il Volontariato internazionale è uno dei tre ambiti di intervento di IPSIA, insieme a Educazione alle Relazioni giuste e Cooperazione allo sviluppo.
“Ognuno crede che il mondo sia come quello che vede affacciandosi dal proprio balcone” dice un proverbio bosniaco.
Per questo IPSIA promuove occasioni di volontariato internazionale come occasioni per “affacciarsi ad altri balconi” e quindi come occasione privilegiata e intensiva di educazione alle relazioni giuste.
Rientrano in questo ambito i settori di turismo responsabile, viaggi di conoscenza, campi di lavoro e di animazione, stage, servizio civile internazionale. Per questo per IPSIA la proposta di Terre e Libertà è fortemente legata ai progetti di cooperazione che IPSIA sostiene in loco ed ha tra i suoi obiettivi la conoscenza del contesto locale la costruzione di relazione con i partner locali e con gli attori direttamente coinvolti. Terre e Libertà nello specifico è una proposta di volontariato internazionale che ha alla base l’idea di un’esperienza di vita comunitaria e di azione volontaria che unisce persone di diversa provenienza, estrazione, cultura e religione intorno ad una esperienza comune. Vuole essere una opportunità, attraverso l’animazione giovanile e la condivisione del lavoro, di formazione alla cittadinanza attiva e responsabile, all’interdipendenza e alla solidarietà. E’ adatta a tutti coloro che desiderano approfondire le tematiche del conflitto e/o dello sviluppo e della cooperazione e vivere una prima e breve esperienza in uno dei Paesi in cui IPSIA è presente. Si rivolge in modo particolare a giovani interessati a sperimentarsi, a cambiare, a conoscere realtà diverse e ad impegnarsi, con l’idea che la partecipazione di ognuno è in grado di incidere nel cambiare questo mondo in meglio. Il volontario è quindi parte attiva della cooperazione comunitaria diventando attore e soggetto in grado di stimolare ed animare la relazione tra due comunità locali: quella italiana di partenza e quella locale di attività estiva. E' per questo IPSIA propone a tutti i volontari rientrati dall’esperienza estiva di provare a trovare i modi e le occasioni per porsi come soggetti di iniziative di sensibilizzazione sui propri territori in Italia sui temi dei diritti, dello sviluppo equo e solidale, della pace e della promozione di una visione più ampia e approfondita dei territori dove si è svolta l’esperienza estiva.

 

 

 

 

 

 

 

Qualche accenno di storia

Le origini: Time for Peace. Le iniziative di volontariato internazionale promosse dalle Acli nei Balcani cominciano nel 1992 con l’adesione all’iniziativa Time for Peace.

Lo sviluppo: Un sorriso per la Bosnia. Nel periodo 1992/1998 vengono promosse attività di sostegno materiale e psico-sociale con invio mensile di équipe di volontari nei campi profughi in Slovenia, dove trovano accoglienza i rifugiati provenienti dalla Bosnia Erzegovina. I volontari si riuniscono in comitati di gemellaggio federati ad una struttura nazionale di coordinamento.

La rinascita di IPSIA: le sedi locali. Dal 1997, con la chiusura dei campi profughi si scioglie USPB e le esperienze e le competenze acquisite fanno maturare l’idea, in accordo con un percorso di alcuni membri delle ACLI nazionali per reinvestire in IPSIA, di promuovere una ristrutturazione dell’ONG, con la scelta di molti comitati territoriali di gemellaggio di rifondarsi come sedi IPSIA. Dopo lo scioglimento di USPB cominciano, in maniera autonoma le attività delle sedi locali in Bosnia, successivamente negli anni le sedi confluiscono nei campi coordinati da IPSIA Milano, campi estivi di animazione in Bosnia Erzegovina, a Kljuc, successivamente a Bosanska Krupa e man mano allargandosi ad altre località.

Nel 1999 la guerra in Kosovo porta all’apertura verso nuovi luoghi di intervento, con interventi di cooperazione cui si affiancano i campi estivi di volontariato.

A partire dalle singole esperienze nell’estate del 2001 nasce Terre e Libertà: un progetto che, pur lasciando la piena autonomia ad ogni sede locale, tenta di coordinare il lavoro in un orizzonte unico.

Dall’estate 2003 Terre e Libertà interviene anche in Albania, zona tra le più povere e isolate dei Balcani, cercando di proporre attività di animazione e scambio tra i giovani. Nel novembre 2003 il progetto passa a progetto nazionale, che prevede anche una figura di coordinamento che entra a far parte dello STAFF di IPSIA NAZIONALE.

Nel 2006 si svolge il primo campo fuori dai Balcani, in Brasile, a Salvador de Bahia e il primo campo di animazione sportiva con l’Unione Sportiva di Milano.

Nell’estate 2007 i campi sportivi raddoppiano, includendo anche le località di Stolac e Berkovici e partono i nuovi progetti, compresi i campi di lavoro, fuori dall’Europa a Meru in Kenya, a Recife in Brasile e Florencio Varela, in Argentina.

 

 

 

 

 

 

 

Le attività 2008

Equipe di volontari italiani, con una partecipazione media degli ultimi anni di oltre 100 persone in partenza ogni estate, si recheranno, divisi in turni da 2 settimane, in circa 15 diverse località dei Balcani (divise tra Bosnia, Kosovo, Albania) per fare campi di animazione tradizionale e campi di animazione sportiva interetnica con la collaborazione dell’Unione Sportiva delle Acli di Milano.

Altri volontari invece si recheranno per circa 3 settimane a Florencio Varela in Argentina, a Salvador de Bahia e Recife in Brasile, a Meru in Kenya e a Betlemme in Palestina/Israele, per fare campi di animazione e per fare campi di lavoro.

I campi non europei dureranno 3 settimane, perché i volontari oltre a fare attività avranno anche l‘ occasione di vivere una settimana di turismo responsabile.

LE DIVERSE TIPOLOGIE DI ATTIVITA':

Tutt’oggi pur mantenendo l’animazione come modalità caratteristica e trasversale del progetto, intendendola soprattutto come forma di attenzione verso le fasce più deboli della popolazione e come modalità di mettere a frutto le esperienze e le competenze acquisiti negli anni, si stanno avviando nuove forme di intervento.

CAMPI DI ANIMAZIONE. In collaborazione con le scuole e i centri educativi, campi estivi di due settimane a tema, con ban, giochi di cerchio, laboratori creativi, corsi di lingua, danza, sport etc.

L’ANIMAZIONE SPORTIVA. Giochiamo per la pace.
Dal primo campo di animazione sportiva in Bosnia nel 2006, si è poi trovata una nuova forma di collaborazione con l’Unione Sportiva delle ACLI di Milano che ha portato nel 2007 alla realizzazione di due campi estivi interetnici, sempre in Bosnia. Per il 2008 la sfida è allargare questo tipo di attività anche ad altre zone della Bosnia, sempre individuando realtà dove esistono sottili confini tra le parti, che a volte si possono superare con un calcio a un pallone.
Lo sport è portatore di valori universali, ha una valenza unica nel creare gruppo, superare insieme le difficoltà, mettersi in relazione con gli altri, superare i propri limiti e anche la “diversità” etnica che contraddistingue le zone di intervento.

CAMPI DI LAVORO. La condivisione del lavoro manuale.
Sia in Brasile (attraverso attività di raccolta e riciclaggio di rifiuti con i Traperos di Emaus e attraverso un campo di condivisone con i contadini del movimento Sem Terra), sia in Kenya (attraverso il lavoro di raccolta e trasformazione di alimenti) il volontariato internazionale vuole porsi come un’occasione di sperimentare la quotidianità e le modalità di lavoro.